La storia del mio "Fuimos"
- georginavargas0
- 12 ago
- Tempo di lettura: 3 min
Ogni tango racconta una storia. In pochi minuti ci accompagna in un'esperienza che può, oppure no, assomigliare a qualcosa che abbiamo vissuto. Forse la somiglianza non è letterale, ma c'è sempre un'emozione, una situazione o un sentimento che ci permette di identificarci con uno dei suoi personaggi.
È esattamente quello che è successo a me con "Fuimos", il tango scritto da Homero Manzi. Manzi diceva che non era capace di scrivere inventando: poteva scrivere soltanto ricordando.
Nel tempo si è diffusa una storia secondo cui Manzi avrebbe scritto questo tango perché sentiva avvicinarsi la fine della sua vita. Secondo questa interpretazione, avrebbe voluto porre fine a una storia d'amore per risparmiare alla donna amata l'immenso dolore della sua morte. Che questa storia sia vera oppure no, probabilmente non lo sapremo mai.
Quello che sappiamo, però, è che ognuno interpreta un tango attraverso la propria storia personale. I nostri ricordi, i nostri amori, le nostre perdite e le nostre ferite finiscono inevitabilmente per riflettersi nel modo in cui ascoltiamo e comprendiamo una canzone.
Questo video è il mio modo di raccontare una storia: la storia del mio Fuimos. Non è il racconto letterale della mia vita, ma nasce da un'emozione che le somiglia profondamente.
Nel video sto leggendo una lettera che trovo all'interno di un vecchio disco di Aníbal Troilo, proprio quello che contiene Fuimos. Poi guardo uno specchio e vedo il suo riflesso... il riflesso di chi non c'è più. Cerco quella lettera, inizio a leggerla e, parola dopo parola, riaffiorano i ricordi di una vita piena d'amore e di felicità. Allo stesso tempo rivivo il momento in cui quella lettera arrivò tra le mie mani.
In questa storia, quella lettera è stata scritta da lui come un addio. Decide di porre fine alla relazione prima della sua morte, convinto che questo possa risparmiare alla donna che ama il dolore insopportabile della sua perdita.
C'è chi interpreta Fuimos come il racconto della fine di una relazione tossica. Io, invece, lo sento in modo completamente diverso. Per me racconta un amore immenso e incondizionato: la storia di una persona che ama così profondamente da credere che allontanarsi prima di morire sia il più grande gesto d'amore che possa offrire, nel tentativo di alleviare il dolore di chi resterà.
Questa è la storia che vedo e che sento ogni volta che ascolto o canto questo tango.
Oscar, mio marito e compagno di ballo, con il quale ho condiviso vent’anni della mia vita e che è venuto a mancare il 20 marzo 2025 a causa di un tumore, durante gli ultimi mesi della sua vita mi chiedeva perdono per il dolore che mi provocava vederlo soffrire e per l’immenso dolore che sapeva sarebbe arrivato con la sua morte.
Per me, è stata una delle esperienze più strazianti della mia vita: vedere che la sua capacità di amare era più grande del calvario che stava attraversando e che, anche nel pieno della sua sofferenza, si preoccupasse più del mio dolore che del proprio.
Per questo motivo, questo tango è dedicato a lui: Oscar Mandagaran, un uomo che ha amato con tutta la forza del suo cuore, senza riserve, fino al suo ultimo giorno.
Oggi, 13 agosto 2026, avresti compiuto 57 anni…
Ti amo e ti porterò per sempre con me.
Registrato a Buenos Aires nel dicembre 2025, insieme al grande pianista Oscar De Elia, presso lo studio di Ariel Pirotti.
Il videoclip è stato realizzato da STP Producciones, con la regia di Milagros Mandagaran (la figlia maggiore di Oscar) e Matías Kai.
Ringraziamenti
Un ringraziamento davvero speciale a Oscar de Elía, pianista e compagno musicale, per la sua guida, la sua saggezza e la sua straordinaria sensibilità espressiva. Tutta la sua arte è al servizio della mia interpretazione, affinché io possa, come interprete, raccontare la storia e non semplicemente cantarla. Il suo modo di accompagnare, ascoltare e comprendere ogni parola e ogni emozione fa sì che la musica diventi un vero dialogo.
Desidero ringraziare anche Leonardo Bedoya, per la sua partecipazione come protagonista di questa storia, e il mio coach vocale di tango, il grande cantante Carlos Rossi, la cui presenza e il cui insegnamento sono stati così importanti per me. La copertina del libro che si vede nel video è proprio quella del suo libro, Con el corazón en la garganta.
Desidero inoltre ringraziare Roque, il portiere del mio palazzo, che appare in una delle scene. Roque conosceva Oscar ed è stato testimone della nostra storia, per questo la sua partecipazione ha per me un significato davvero speciale.
E un altro ringraziamento speciale al mio cagnolino Baruj, che ha dovuto ripetere più volte la scena della sua uscita per la passeggiata… fino a quando si è finalmente rassegnato a capire che, questa volta, non sarebbe uscito! 🐾❤️
A tutti loro, grazie per aver fatto parte di questa storia e per avermi aiutata a raccontarla da un luogo così vero, intimo e pieno di cuore.



Commenti